Incidente di volo (2001), parte prima

Questo e-mail è stato inviato alla lista ci volo a vela nel gennaio 2001 dopo l'incidente di Roberto Maggiora.

Ho sempre cercato di volare con prudenza, anche se questo non è poi stato in ogni occasione vero. Mi ricordo che a Fayence, ad un pilota abbastanza giovane cercavo di spiegare la tecnica di volo in costone, dicendogli con dovizia di particolari, cosa secondo me si doveva o non si doveva fare. Alla sera del giorno dopo, lo stesso pilota, dopo avermi visto volare sui costoni del Malay e sul costone de Lachens, mi disse che secondo lui, ero in certi momenti o troppo lento, o troppo vicino oppure mi infilavo in certi punti a quote irragionevoli. Gli evidenziai che la prima volta che avevo volato da quelle parti, ero stato più veloce, più lontano ed alto rispetto ai costoni di quanto lui non mi avesse visto quel giorno, ed aggiunsi che la conoscenza specifica di un particolare terreno è fondamentale sui successivi comportamenti. In quell'occasione non mi ero certamente messo in situazioni di pericolo, ma ecco che avevo sbagliato non sottolineando a priori a questo giovane pilota, la soggettività di certe scelte. Altro esempio è ciò che succede a piloti di un certo grado quando hanno occasione di mettersi sulla coda di un qualche campione in gara: ad un certo punto devono arrendersi ad un tipo di volo che è contrario alle loro specifiche esperienze o capacità di valutazione o resistenza allo stress. Ora viene spontaneo di chiederci se, a chi ha meno esperienza di noi, diamo sempre, seppur in buona fede, delle indicazioni corrette? E sino a che punto l'emulazione o meglio tentativi di emulazione sono un fatto positivo?

Ho seguito sulla mailing list tutte le considerazioni che sono state fatte: Andrea Ferrero ha raccontato il suo impatto con un cavo non visto, racconto che io avevo già sentito da lui personalmente, mi sono anche riletto tutte le e-mail di Roberto, per cercare di capire se e quanto poteva avere influito un determinato modo di essere. Credo di conoscere abbastanza bene il modo in cui Andrea Ferrero vola, il suo carattere veramente interessante, il modo meticoloso con cui sa pianificare un volo anche nei minimi dettagli, la sua capacità di sintesi ed autocontrollo nonostante il suo essere impetuoso. Al contrario conosco piloti a cui, ad un certo punto la soglia emotiva supera quella dell'auto controllo. Per Roberto, nonostante tutti i nostri sforzi, non abbiamo gli elementi, per sapere effettivamente cosa e come sia realmente successo. Forse noi facciamo queste analisi per cercare il limite tra la somma di componenti che possono portare ad un esito negativo sia dal punto di vista ambientale, tecnico ed umano.

Di errori ne facciamo tutti, Roberto è stato particolarmente sfortunato Noi tutti oggi siamo qui, e certamente ognuno di noi ha qualche sua "avventura" da raccontare. Cosa che certamente anche in questa occasione cerchiamo di fare, ma sappiamo che non è concettualmente facile trasformare esperienze in cultura, cioè trarre degli elementi validi per tutti. Un incidente con le conseguenze tragiche ci lascia sgomenti, perdiamo l'anello di congiunzione verso quella che è la nostra speranza di potercela cavare in ogni situazione. Sappiamo che molti smettono di volare nei primi due o tre anni di attività, questa è la dimostrazione di quanto sia difficile, capire e superare tutti gli ostacoli dentro e fuori di noi che si frappongono tra un brevetto ed una consapevolezza delle proprie capacità di affrontare un determinato tipo di volo e, non ultimo quali limiti porsi.
Ho sempre sostenuto che una scuola di secondo periodo sia una cosa estremamente difficile da strutturare tante sono le componenti e le variabili in gioco, vedi natura delle persone, qualità dei materiali e terreni in cui si opera. Luca Minoli, ha cercato di spiegare quanto sia necessario combinare tutti i fattori che contribuiscono ad un insieme, ci ha detto cosa si fa in altri sport, questo come stimolo per vedere cosa facciamo di analogo nel nostro sport.

Ecco che dovremmo ricercare e codificare tutti quegli elementi che sono necessari per formare in modo il più univoco possibile questa cultura di secondo periodo!

Giancarlo Bresciani