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Paul McReady al Politecnico di Milano di Carlo Faggioni
Esco dal dipartimento di aeronautica eccitato come un ragazzino al concerto del suo cantante preferito. Ancora assorto nei pensieri infilo la metropolitana nel verso sbagliato. Mi ritrovo fuori Milano. Torno indietro e, stavolta, riesco a scendere correttamente a Cadorna dove prendo al volo il treno che mi porta a casa. Non sto nella pelle, avrei voglia di telefonare al Claudio per dirgli che ho visto una leggenda vivente: ho incontrato Paul McReady. Così mi metto a scrivere in treno. L'AIDAA, in collaborazione con il dipartimento di ing. aerospaziale (Politecnico di Milano), hanno organizzato un incontro con Paul McReady, padre di numerose creature volanti all'avanguardia, di studi aerodinamici ma, prima di tutto, del famoso anello di McReady (per l'appunto). L'incontro era intitolato "Engineer creativity", niente di più adatto per descrivere la vulcanica esposizione di McReady. E' difficile descrivere il Nostro: classico americano pratico, vero, entusiasta, già da tempo entrato a far parte dei personaggi storici e immortali, a cuore aperto sfoggia la sua esperienza con pacata tranquillità e chiarezza. Capita che ognuno di noi si faccia un'idea personale di come siano questi personaggi noti: la mia rispondeva al vero, è proprio come l'avevo sempre immaginato. La crema dell'aeronautica italiana è lì ad ascoltarlo con estrema attenzione ma il Nostro è sciolto e, parola dopo parola, cattura tutti sul suo fronte, ci apre gli occhi e ci invita a pensare con la mente aperta, libera da tutti i pregiudizi e infarcimenti dello studio che spesso soffocano la creatività e la fantasia dei tecnici moderni. Con un video dal titolo eloquente (Doing more with much less) ci introduce al concetto dei veicoli efficieenti e ci porta a considerare quanto si stia facendo nella tecnologia dell'informatizzazione e quanto resti indietro la tecnologia dei trasporti. Paul si è avvicinato ai velivoli quasi per caso, con intuizioni: l'osservazione affascinante degli avvoltoi in termica e un possibile debito che lo incentiva a cercare una fonte di denaro, lo inducono nel 1967 a partecipare ad un concorso per un velivolo con propulsione umana con in palio un premio in denaro. La sua passione nasce così. Sostenitore del processo intuitivo, ci spiega come sia convinto di un approccio semplice e alternativo per la soluzione di problemi complessi. Sostiene l'approccio pratico per gli studenti in università, come anche la speriment-creativity. E poi riparte con diapositive e racconti su prototipi di veicoli solari, a propulsione umana ed eolica, nuovi veicoli alternativi e sempre più efficienti. Efficienza vuol dire leggerezza, bassi consumi e minore inquinamento: questa sarebbe la strada da perseguire nei trasporti. E poi ci parla ancora dei suoi lavori sui modellini da sala, sui deltaplani, sul velivolo Condor e sul progetto Pterodattilo (ricostruzione volante del noto dinosauro adibito a studi scientifici sul volo primordiale). La natura è stata una grande sostenitrice dell'efficienza: la selezione naturale ha condotto all'efficienza del volo di un albatros come all'efficienza del processo produttivo con i colori entusistamanti del pavone. Spetta anche a noi, mantenendo l'innocenza nelle nostre menti, perseguire l'efficienza nella direzione giusta. Riesco a scorgere molto bene in quell'uomo romantico un profondo amore della scienza e una spiccata curiosità che hanno sicuramente contribuito a fare di lui il volovelista che ha potuto vincere un titolo mondiale.
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